Elogio della mia innocenza

 

Elenco delle cose che hanno in qualche modo reso felice la mia infanzia, che mi hanno accompagnato durante la mia giovinezza e hanno fatto di me una persona migliore.

I dischi in vinile e in particolare Daydream Nation dei Sonic Youth, tutte le chiacchierate fino all’alba nelle case degli amici universitari fuorisede nei quartieri della periferia romana, Novantesimominuto Tonino Carino Giorgio Bubba Luigi Necco coi tifosi del Napoli addosso e col fiato sul collo, Sandra e Raimondo nel letto o nelle sigle a fare la parodia di Tarzan e Jane, la noia del sabato sera da ragazzo, il tedio domenicale da adulto, Tomba e tutte le volte che era primo nella prima manche ma poi mannaggia un’inforcata al terzultimo paletto della seconda manche, il calendario di Frate Indovino girato da mio padre al primo del mese sempre tre giorni prima, nano nano la mia mano, Scialpi e rocking&rolling per non cedere mai, le cabine a gettoni le schede magnetiche clonate e tutti gli altri trucchi per telefonare gratis, il bigliettaio sull’autobus con la diabolica perforatrice, il benzinaio al distributore buongiorno! buongiorno a lei il pieno grazie, il personale nelle lavanderie e negli autolavaggi, il casellante al casello, le discese a rete sconsiderate di Yannick Noah, le biglie di vetro e i giggettini e i giggettoni che ce l’avevo soltanto io, Orzowei corri ragazzo vai e non fermarti mai, l’acqua bevuta dai rubinetti nei cessi della scuola, Quelli della Notte e i miei che dormivano già da due ore, i gol di Van Basten ma soprattutto lui che dopo ogni fallaccio subìto si rialzava come niente fosse e mai una volta che io l’abbia visto protestare, Pertini Alfredino ed io tutta la notte e la mattina dopo a non smettere di piangere, il sorriso di Sara Simeoni e lo sguardo di Pietro Mennea con la medaglia d’oro al collo, Lagostina e la linea di Cavandoli, la freccia lampeggiante sul secondo canale che ti avvisava che stava per iniziare lo sceneggiato sul primo e mio padre Vincenzo alzati e cambia il canale, Carmen Russo e la scoperta dell’autoerotismo, la morte assurda di Jerry Masslo, la miscela col due al distributore, i manifesti sull’Apartheid e sull’inquinamento e sul petrolio e su Seveso e sulla droga in terza media col prof di Tecnologia, il bucato lavato a mano da mia mamma e l’imbarazzo per le mie mutande e le mie maglie ingiallite di lana stese al cielo sotto gli occhi di tutti, le cassette Maxwell al cromo e le giornate intere a decidere playlists e registrarle sul piatto un vinile per volta, Stereodrome Raistereonotte e il rock indipendente, Bud Spencer & Terence Hill e i cazzotti a venti centimetri dalla faccia, il Commodore 64 e l’emozione di vedere dentro alla televisione il mio nome ripetuto in loop con due istruzioni di codice basic, la bravata di Mathias Rust, le figurine Panini e quei cazzo di calciatori tipo Pizzaballa o Rognoni sempre loro maledetti che mi rimanevano all’infinito nel mazzo dei doppioni, Spazio 1999 che erano gli anni settanta ed io immaginavo chissà il mondo nel 1999 e invece siamo al 2021 e ancora niente, Sandokan la perla di Labuan e la sigla riveduta corretta e cantata a scuola sale e scende la marea e Sandokan ha la diarrea, il circo di Indietro Tutta e tutti quei personaggi incredibili pubblico compreso, Beppe Grillo e il suo contro-messaggio alla nazione dell’ultimo dell’anno, Carl Lewis che volava imprendibile nel vento, Steeltown dei Big Country e le lettere inviate a una loro fan scozzese per metter su io il fan club italiano, Italia-Brasile 3 a 2 e non credere ai miei occhi, le teste metallizzate dei Rockets, e se il mondo ti confonde non lo capisci più se nulla ti soddisfa ti annoi sempre più, ma tu dammi una lametta che mi taglio le vene, e rubare cinquecento lire tutti i giorni dalla pensione della nonna per giocarmele al bar su PingPong Asteroid Pac-Man e Scramble, gli occhi di Mikhail Gorbaciov, le notizie al telegiornale dei morti ammazzati dalle Brigate Rosse, il record dell’ora di Francesco Moser e non capire ancora oggi cosacazzo c’ha l’altura che ti fa andare più veloce, le partenze di Gilles Villeneuve e il non arrivare in fondo quasi mai, la musica alternativa su Videomusic e a Doc su Rai2 tutti i pomeriggi dopopranzo, vedere i CCCP dal vivo e chi erano i CCCP lo sapevi solo tu, gli adesivi Pioneer attaccati sul retro delle auto, The Day After al cinema e pensare sul serio che potrebbe essere da un momento all’altro, le teste di Modigliani e quei tre cazzari livornesi che si prendono gioco di tutti questi esperti dei miei cojoni tipo Giulio Carlo Argan lo stesso del mio libro di Storia dell’Arte dove quando dovevi studiare di quello che c’era scritto non si capivauncazzo, il Tetris e le sessioni infinite ore e ore al giorno e quei mattoncini che ti continuavano a cascare in sogno durante quelle poche ore che riuscivi a dormire prima di andare a lezione di Calcolo Combinatorio in Aula 1, il Live Aid visto alla tv e registrato integralmente dalla radio per riascoltarlo e ricantarlo tutto per anni nota per nota, Enrico Ghezzi e Fuori Orario e tutte le notti a scoprire chi erano Bunuel Derek Jarman tutti i registi polacchi cecoslovacchi russi che sconosciuti erano allora e sconosciuti sarebbero rimasti poi, e non mangiare più la frutta e la verdura senza sapere cosacazzo era davvero successo a Chernobyl, le mie dita che sanguinavano a provare per ore a rifare tutto The Unforgettable Fire con la chitarra classica, le Frecce Tricolori e non provare dolore per la tragedia di Ramstein e la vergogna di ammetterlo, il freddo glaciale negli occhi della Steffi Graf che vincesse o che perdesse, il 1989 e il coraggio dei giovani di Piazza Tien An Men e la gente che si abbracciava e piangeva sul Muro di Berlino e la codardia dei  miei vent’anni da benestante in Italia, Madre Coraggio incatenata nella piazza di Locri, andare a scuola con un libro un quaderno e una penna perché non siamo mica più alle elementari, Cristiana F e i ragazzi dello Zoo di Berlino e tutti i pugni nello stomaco di certi film che c’erano cose che non sapevi e nessuno ti aveva spiegato niente.

Elenco delle cose che invece hanno in qualche modo reso infelice la mia infanzia, che hanno deturpato la mia giovinezza e hanno fatto di me una persona peggiore.

Gli amici che ripetevano le battute dei film che non avevo visto e mi guardavano come per dire dai hai capito ma io non capivo, la gente che pur di andare in televisione si rendeva ridicola alla Corrida e nessuno che immaginava minimamente a cosa si sarebbe arrivati poi, ogni nuovo singolo dei Duran Duran o degli Spandau Ballet, i figli della mia maestra del doposcuola che ad una certa ora dovevano per forza guardarsi Candy Candy e la tv era proprio accanto a me che leggevo per la centesima volta Leopardi senza riuscire a memorizzare una sola parola e che guardavo l’orologio chiedendomi se la mia torturatrice mi avrebbe lasciato lo stesso tornare a casa per cena, il giocatore più sopravvalutato della storia del calcio codin divino Roberto Baggio, quegli stupidi personaggi del Muppet Show e quelli deficienti di Happy Days, la noia mortale dell’Almanacco del Giorno Dopo, le storie sempre uguali de Le Strade di San Francisco e de L’Ispettore Derrick, i papà che la domenica pomeriggio ti portavano al mare perché la famiglia è importante ma poi loro se ne stavano tutto il tempo in macchina con le radioline sul cruscotto ad ascoltare tuttoilcalciominutoperminuto, Il Monello e L’Intrepido che non ho mai capito dicosacazzo trattavano se di tutto o di niente, le pubblicità senza senso tipo Carmensita e il caffè Paulista, le serate passate a chiedermi se prima o poi i comici di Drive In sarebbero riusciti a farmi ridere almeno una volta, la stufa a kerosene con le latte per casa e il terribile puzzo di gasolio in tutte le stanze, Sanremo e anche quest’anno Al Bano e Romina Fausto Leali Mino Reitano i Ricchi e Poveri e Pippo Baudo, la benzina agricola che in tutti i motorini dei miei amici andava da dio solo il mio s’ingolfava al primo colpo e quando la portavo al meccanico lui mi guardava schifato prima di dirmi hai messo l’agricola anche stavolta?, Maurizio Seymandi Superclassifica Show e chiedersi comeminchia faceva uno vecchio senza neanche capelli a fare il Dj di successo, le traiettorie imprevedibili dei palloni volantini Super Tele vendute nei retini a mazzi da 20 palloni nei negozi di generi alimentari, il cubo di Rubik e non riuscire mai a completare non dico tanto ma almeno due facce su sei, i film di Adriano Celentano che da grande mi son chiesto come ho fatto a guardarli e mi piacevano anche, i sapori disgustosi come la liquirizia o il cono limone e cioccolato che il mio amico insisteva pure dai avanti assaggia se non assaggi come fai a dire?, il vhs duplicato de Il Nome della Rosa che ho capito che sei il primo di noi ad aver comprato un videoregistratore ma diobono non si vede niente è tutto rosso e anche il film fa proprio cagare e poi dopo trent’anni accendo la tv e chissà che dànno stasera ma no ma va su Raitre che culo c’è Il Nome della Rosa, anche io Il Tempo delle Mele dreams are my reality come tutti del resto, tutti i film di Lino Banfi Alvaro Vitali Gianfranco D’Angelo ma io dico tutte le volte che s’arriva lì lì per scopare ma la telecamera non mi deve sempre andare ad inquadrare il soffitto che quando ridiscende hanno già tutto finito ma dai ma non si può far così tutte le volte ho già quattordici anni io porcatroia, Dallas Dinasty prima e Beautiful poi e tanto era sempre e tutto tra di loro, anche io guiderò come Starsky&Hutch e appena avrò un’auto tutta mia ci metterò pure le strisce bianche sui fianchi, ma poveracci quelli senza capelli a doversi sentir chiamare Kojak, tu ieri sera che hai guardato? io il Tenente Colombo! no macché c’era Love me Licia eh ma sai a casa mia tutti i venerdì sera Portobello, Jocelyn sono anni che sta lì ma quand’è che impara l’italiano?, no non esiste sporco impossibile per bio presto bucato a mano ma a te l’uomo in ammollo non ti sembra spiccicato quello che sta in edicola sui fascicoli con le cassette per imparare a suonare la chitarra classica?, vieni da Aiazzone, e le frasi ripetute sempre uguali forse non lo sapevate ma Ronald Reagan era un famoso attore western e Bruno Pizzul è bravo ma Martellini era un’altra cosa, la P2 che non si è mai capito se era una cosa legale o no, le gare tra compagni di classe a chi disegnava meglio il logo dei Pooh, l’Uomo-Tigre come ve lo devo dire che non lo guardo e non piace?, Platoon Apocalipse Now e tutti i film americani sulla guerra del Vietnam tutti uguali visto uno visti tutti, ma Chi ha incastrato Roger Rabbit è un cartone o un film, ed anche i Simpson ragazzi ero solo io a non guardarli?, le ragazze che si appendevano il poster di Cioè con Miguel Bosè in jeans e maglietta bianca in cameretta, la mia mamma minacciosa che m’inseguiva impugnando il Vicks Sinex spray nasale o che mi spalmava mezzo chilo di Vix Vaporub sul petto poi ci appoggiava una garza urticante ci schiacciava sopra la mia maglia di lana e mi diceva vedrai domattina sarai già guarito ma la sera dopo si ripeteva tale e quale lo stesso rituale e la sera dopo ancora, e poi tutto quello che non ricordo più o che ho rimosso ma che ha creato dentro di me vuoti incolmabili che io per come sono fatto io non ho avuto il coraggio di vendicarmi dei torti subiti buttandomi su alcool e droghe come fanno tutti e invece io ho dovuto prima leggermi un sacco di libri e poi anche certi manuali di scrittura creativa solo per imparare a scrivere racconti come questo che mi hanno permesso di esorcizzare tutto il male che ho ricevuto e che ho dentro di me e meno male che ci son riuscito una volta per tutte.

a occidente niente di nuovo, tranne che il sociale cede il passo all’individuale
Versi tratti da: Demo Keller | Disappunti. La scomparsa del genere umano | 2026 Nulla Die Edizioni