Tedio domenicale

Sprofondato poi risorto
mi ridesto confuso
il libro dell’eternità sulle gambe
ne sfoglio le pagine logore
faccio inventario di tutti i miei dubbi
collezionati in questi anni
ci son tutti, sono ancora qui per fortuna
e allora scrivo, per liberarmi
dal peso insopportabile delle mie origini
dalle trincee delle appartenenze
in una danza senza fine
che tra vagheggiare e respirare
cinge docilmente
il mistero delle parole
e mai un sussulto
neppure un sobbalzo
anche impercettibile
a dissipare il tempo
che trascorre malvolentieri
su tutto quello di cui sono fatto
il mutismo e i tempi morti
il guardarmi intorno
l’aver pazienza di ascoltare
il mio soffermarmi sui dettagli
il continuo andare alla ricerca
di tutte quelle cose
di cui la gente non sente il bisogno
e in fondo, a pensarci bene
sul modo in cui mi son fatto conoscere dai più
con l'assenza, e coi silenzi talvolta
ma poi alla fine
cosa rimane di tutto questo mio penare?
niente altro che tedio domenicale
direbbe un Rimbaud qualsiasi
prigionia di tutti le aspirazioni
e di tutte i disagi sublimazione

Sperperare i beni più preziosi, questo segue i giorni nostri
Versi tratti da: Demo Keller | Disappunti. La scomparsa del genere umano | 2026 Nulla Die Edizioni